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Commento al Vangelo della Domenica  C’è un dettaglio, all’inizio del Vangelo di questa domenica, che rischia di sfuggirci e che invece cambia tutto: l’ordine dei verbi. Gesù prima vede le folle, poi ne sente compassione, e solo alla fine agisce. Oggi siamo travolti da immagini, notizie e stimoli continui, ma facciamo un’enorme fatica a vedere davvero. Spesso ci limitiamo a registrare la presenza degli altri, oppure li incaselliamo in categorie. Gesù no. Il suo sguardo rompe la superficie. Vede una folla “stanca e sfinita”, letteralmente sfigurata e svuotata da guide che hanno smarrito il senso della cura.La sua compassione non è un vago sentimento di dispiacere, di quelli che durano il tempo di un clic sullo schermo. È un movimento viscerale che genera responsabilità. Il Vangelo ci dice una cosa scomoda ma bellissima: la nostra vita interiore e il nostro modo di stare al mondo non nascono dall’osservanza di regole…

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Il brano di Giovanni 6,51-58 si colloca nel cuore del “discorso sul Pane di vita” e costituisce uno dei testi più densi della rivelazione eucaristica del Nuovo Testamento. Gesù non si limita più a parlare in termini simbolici o sapienziali: qui la sua parola diventa scandalosamente concreta. «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». L’espressione non è attenuata né spiritualizzata: “carne” indica la realtà storica, fragile, vulnerabile dell’esistenza umana del Figlio di Dio donata fino alla fine. Dal punto di vista teologico, il testo opera uno spostamento decisivo: non è l’uomo che sale verso Dio attraverso il cibo sacro, ma è Dio che si offre come nutrimento. L’Eucaristia non nasce da un bisogno religioso dell’uomo, ma da un’iniziativa gratuita e sovrabbondante di Dio che si fa “mangiabile”, cioè assimilabile alla vita dell’uomo. Qui si supera ogni logica di distanza: il credente non contempla…

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