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Commento al Vangelo della Domenica  C’è un dettaglio, all’inizio del Vangelo di questa domenica, che rischia di sfuggirci e che invece cambia tutto: l’ordine dei verbi. Gesù prima vede le folle, poi ne sente compassione, e solo alla fine agisce. Oggi siamo travolti da immagini, notizie e stimoli continui, ma facciamo un’enorme fatica a vedere davvero. Spesso ci limitiamo a registrare la presenza degli altri, oppure li incaselliamo in categorie. Gesù no. Il suo sguardo rompe la superficie. Vede una folla “stanca e sfinita”, letteralmente sfigurata e svuotata da guide che hanno smarrito il senso della cura.La sua compassione non è un vago sentimento di dispiacere, di quelli che durano il tempo di un clic sullo schermo. È un movimento viscerale che genera responsabilità. Il Vangelo ci dice una cosa scomoda ma bellissima: la nostra vita interiore e il nostro modo di stare al mondo non nascono dall’osservanza di regole…

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Il brano di Giovanni 6,51-58 si colloca nel cuore del “discorso sul Pane di vita” e costituisce uno dei testi più densi della rivelazione eucaristica del Nuovo Testamento. Gesù non si limita più a parlare in termini simbolici o sapienziali: qui la sua parola diventa scandalosamente concreta. «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». L’espressione non è attenuata né spiritualizzata: “carne” indica la realtà storica, fragile, vulnerabile dell’esistenza umana del Figlio di Dio donata fino alla fine. Dal punto di vista teologico, il testo opera uno spostamento decisivo: non è l’uomo che sale verso Dio attraverso il cibo sacro, ma è Dio che si offre come nutrimento. L’Eucaristia non nasce da un bisogno religioso dell’uomo, ma da un’iniziativa gratuita e sovrabbondante di Dio che si fa “mangiabile”, cioè assimilabile alla vita dell’uomo. Qui si supera ogni logica di distanza: il credente non contempla…

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Nel cuore antico di Agrigento, lungo le strette vie del centro storico, batte un cuore che non dorme mai. È quello della Casa di Accoglienza Santa Maria del Soccorso, una realtà nata nel 2022 all’interno della parrocchia di San Michele alla Badiola e diventata oggi un presidio insostituibile di umanità. Quello che era un locale in disuso, acquistato anni fa dal lungimirante don Calogero Scopelliti per dare dignità ai migranti attraverso un servizio docce, è oggi un laboratorio di carità che sfida l’indifferenza quotidiana. C’è un dettaglio che trasforma questa struttura da semplice centro assistenziale a progetto di comunità, ed è la sua genesi. Sebbene la Caritas diocesana non abbia fatto mancare il proprio sostegno economico, la Casa è letteralmente venuta su grazie a un miracolo dell’amore collettivo. Idraulici, elettricisti, artigiani e semplici cittadini, molti dei quali si definiscono non praticanti, hanno offerto gratuitamente la propria professionalità per rimettere a…

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